Proposta dell’Amministrazione comunale di Buonconvento per un protocollo di intesa fra più soggetti

I fiumi: pericolo o risorsa?

“L’Amministrazione Comunale di Buonconvento propone un protocollo d’intesa  fra più soggetti per la gestione di un tratto del fiume Ombrone “

         A seguito dell’incontro del 24 settembre in cui è stata affrontata la tematica della gestione fluviale incentrando il dibatto sulla necessità di instaurare un tavolo tecnico e un coordinamento per garantire la fruibilità dei paesaggi ambientali e tutelarne il patrimonio e la necessità di valutare la legittimità dell’operato effettuato sul nostro territorio è emerso che:

  • L’amministrazione comunale di Buonconvento ha proposto un protocollo di intesa fra il Comune, il Consorzio di Bonifica ed il Comitato per la Valorizzazione del Paesaggio e dell’Ambiente di Buonconvento per l’insediamento di un coordinamento che si adoperi ad intraprendere una serie di azioni mirate all’ armonizzazione degli interventi da effettuare sul territorio per una riqualificazione dei sistemi ambientali;
  • Sia arrivato il momento di pensare a progettare degli interventi di manutenzione e prevenzione al rischio valutando anche i fattori ambientali legati al luogo in cui vengono messi in opera;
  • Sia fondamentale l’attenzione continua dei cittadini affinché sia possibile esercitare il diritto di preservazione dell’ambiente quale patrimonio indiscusso della comunità ;
  • Sia possibile approntare un nuovo passo avanti per riparlare di Contratto di Fiume ed è stata sottolineata la necessità di estendere ad un territorio più vasto possibile  il concetto di protocollo di intesa  cercando di far nascere dei tavoli di confronto tecnici, dove alla base si poggiano la trasparenza, le normativa specifiche in materia e la pianificazione;
  • Nella consapevolezza che il fiume è una risorsa occorre tener conto del pericolo che ne deriva attraverso la valutazione del rischio, alla vulnerabilità del territorio, accettando che nessuno  può imporre la propria volontà alla natura ma occorre imparare a conoscerla ed a conviverci.

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Hanno partecipato alla tavola rotonda:

Paolo Montemerani    Sindaco del Comune di Buonconvento

Ing. Tassi                       Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud

Valeria Lingua              Architetto Urbanista presso Università degli Studi di Firenze

Elisabetta Menchetti        Presidente del Coordinamento Merse

Tommaso Addabbo          Presidente WWF Sezione di Siena

Paolo Menicori                   Membro del direttivo provinciale  Ecodem e  Legambiente

Giulio Marcucci                  Vice Presidente EDIMAS (Emergency and DIsaster                                                           MAnagement Studies)

sono intervenuti anche :

Dott. Querci Giacomo      del Dipartimento di Scienze Fisiche della Terra e dell’ambiente di Siena

Dott. Pallummo Alex        Pianificatore presso l’Università di Firenze

Moderatore:

Riccardo Conti                    Presidente Comitato per la valorizzazione del Paesaggio e dell’Ambiente di Buonconvento

Buonconvento, 24 settembre ’16

 

I fiumi: risorsa o pericolo? Premessa…

La 48° edizione della Sagra della Valdarbia ha fatto  da scenario  alla tavola rotonda che ha trattato di il tema:  “I fiumi: risorsa o pericolo?”.

Nel contesto della ricorrenza del cinquantenario dell’alluvione del 1966 il ricordo della memoria del passato ci ha aiutato a tenere vivo il dolore di una tragedia.

Dopo un periodo di  47 anni senza il manifestarsi di eventi calamitosi di particolare intensità ecco che a due anni di distanza, nel 2013  e nel 2015, si riprongono due situazioni analoghe a quella del 1966.

L’analisi dei mutamenti in merito al passato porta alla presa di coscienza di alcuni cambiamenti, fra i cui quelli paesaggistici (abbandono delle campagne, incremento delle superfici urbane ) e quelli climatici (riscaldamento globale).

Di fronte a queste trasformazioni ecco che la parola fiume, che storicamente veniva citata come simbolo della vita che nasce e che scorre inesorabilmente (simbolo di speranza), diventa/ si trasforma, in parola con sinonimo di DISTRUZIONE e PERICOLO.

Nel corso degli ultimi mesi la prevenzione del rischio idraulico ha portato alla messa in opera di interventi drastici e  su larga scala senza tenere conto di  una gestione che permetta di rivalorizzare il fiume a livello locale  ed allo stesso tempo metterlo in condizione di essere sicuro.

  1. E’ legittimo rivendicare una progettazione condivisa fra amministrazioni, enti e associazioni?
  2. Quali interventi di riqualificazione sono previsti?
  3. Ci sono degli studi che identifichino le caratteristiche dei differenti tipi di paesaggio e come vengono veicolate le informazioni fra gli operatori e coloro che gestiscono il territorio?
  4. È possibile pensare ad un coordinamento fra i vari soggetti coinvolti nella autorità di gestione? gestione democratica del territorio magari attraverso una tavola rotonda fra chi opera?
  5. C’è una pianificazione e una scelta delle priorità con degli ambiti da tutelare? In questa fase progettuale sono coinvolte le specifiche facoltà di studio in materia?
  6. Come si intende procedere nella successiva gestione dell’alveo o, delle sponde a seguito dei tagli della vegetazione ripariale?
  7. E in un contesto di gestione dell’emergenza come è possibile limitare i danni di possibili eventi calamitosi?

Il Comitato sollecita per un urgente piano operativo di protezione civile

Egr.

Sindaco del Comune di

Buonconvento

Buonvento (SI)

 

Buonconvento, 9 gennaio ’16

Oggetto: piano di Intervento operativo per la prevenzione del rischio idraulico

Il Comitato per la valorizzazione del paesaggio e dell’ Ambiente di  Buonconvento

considerato che

  • dall’agosto scorso 2015, data dell’ultimo evento calamitoso, rimangono alti i livelli di criticità all’esposizione di tali eventi in quanto l’abitato ancora non è provvisto delle opere di mitigazione del rischio idraulico preannunciate nell’ultimo incontro pubblico di dicembre;
  • il compito prioritario della Amministrazione Comunale, nell’attesa che le succitate opere di prevenzione a carico della Provincia di Siena, è quello di tutelare l’incolumità della persona umana, l’integrità dei beni attraverso la gestione delle risorse e competenze;
  • l’esposizione al rischio di esondazione, è ulteriormente aumentata sia a seguito dei tagli indiscriminati a raso della vegetazione ripariale estesi a monte del paese a tutta l’Arbia ed ai suoi principali affluenti, fino al Chianti, anziché essere eseguiti nei modi dovuti e limitati all’attraversamento dei centri abitati a rischio come prescritto dalle normative, che dei cambiamenti climatici in atto;
  • sui fiumi a monte del paese di Buonconvento non risultano ancora installati sufficienti strumenti quali idrometri o fluviometri per la previsione dell’arrivo dell’onda di piena;
  • è di vitale importanza e di alta priorità la realizzazione di un Piano di intervento operativo della prevenzione del rischio di eventi calamitosi associato da uno studio con l’analisi dei rischi, la previsione, la gestione del soccorso e della popolazione colpita dall’emergenza ;
  • per concretizzare un Piano di intervento operativo, che al momento non risulta esserci, debbano essere coinvolte tutte le associazioni di volontariato, le associazioni preposte in materia di soccorso e la popolazione tutta;

sollecita

codesta Amministrazione a porre in essere tutte quelle strategie necessarie al non reiterarsi dei problemi che già conosciamo ed a intraprendere quanto prima il percorso burocratico amministrativo affinché sia redatto e concretizzato un Piano di Intervento operativo da attivare e rendere immediatamente esecutivo per la salvaguardia delle vite e, dei beni pubblici e privati .

In tale contesto, auspica che quanto sia da fare ad oggi in materia di protezione civile sia reso operativo e attuabile nel più breve tempo possibile attraverso il coinvolgimento della popolazione tutta in un assemblea pubblica in cui vengono illustrate tutte le strategie e i responsabili incaricati a rendere funzionante tale piano.

Cogliendo l’occasione

Distinti saluti

Per Il Comitato di Valorizzazione del Paesaggio e dell’Ambiente di Buonconvento

                 Il Presidente

               Riccardo Conti

 

In allegato materiale fotografico

  • Ponte della Casanova 6/1/2016
  • Il Guado 01/2016
  • Arbia a monte di Tressa 2015
  • Arbia a Pianella 2015
  • Riluogo 2015
  • Tavoleto 2016

 

Docenti e ricercatori intervengono a sostegno dei nostri fiumi: basta allo scempio!

Lettera alle Autorità competenti di 43 docenti e ricercatori dell’Università di Siena (4/12/2015)

 

12 dic 2015 — Regione Toscana
alla C.a. del Presidente Enrico Rossi enrico.rossi@regione.toscana.it

Regione Toscana Direzione difesa del suolo e protezione civile
alla C.a. del Direttore Giovanni Massini giovanni.massini@regione.toscana.it

Regione Toscana Direzione ambiente ed energia
alla C.a. del Direttore Edo Bernini edo.bernini@regione.toscana.it

Associazione nazionale delle bonifiche e irrigazioni sezione toscana
alla C.a. del Presidente Marco Bottino info@anbitoscana.it

Consorzio bonifica 6 Toscana Sud
alla C.a. del Presidente Fabio Bellacchi presidente@cb6toscanasud.it

Provincia di Siena
alla C.a. del Presidente Fabrizio Nepi presidente@provincia.siena.it

e p.c.:

Comune di Siena
alla C.a. del Sindaco Bruno Valentini sindaco@comune.siena.it

Comune di Castelnuovo Berardenga
alla C.a. del Sindaco Fabrizio Nepi sindaco@comune.castelnuovo.si.it

Comune di Monteriggioni
alla C.a. del Sindaco Raffaella Senesi sindaco@comune.monteriggioni.si.it

Comune di Monteroni d’Arbia
alla C.a. del Sindaco Gabriele Berni sindaco@comune.monteronidarbia.si.it

Comune di Buonconvento
alla C.a. del Sindaco Paolo Montemerani sindaco@comune.buonconvento.siena.it

al WWF Italia Onlus Siena siena@wwf.it

al WWF Italia Onlus Grosseto angeloprop@interfree.it

a Italia Nostra Siena siena@italianostra.org

a Italia Nostra Grosseto grosseto@italianostra.org

al Gas Il melograno (Siena) laubianciardi@gmail.com

al Comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano-Siena comitato-ampugnano@googlegroups.com

Negli ultimi mesi in Toscana meridionale il Consorzio di Bonifica Toscana Sud e la Provincia di Siena, come riportato anche in diversi articoli sulla stampa, hanno avviato una serie di tagli della vegetazione ripariale per la manutenzione ordinaria a fini idraulici di lunghi tratti del Fiume Ombrone, del Torrente Arbia e dei suoi affluenti torrenti Tressa e Riluogo. I tagli hanno drammaticamente peggiorato la funzionalità fluviale di questi corsi d’acqua. Sono stati effettuati senza alcun criterio, dal momento che la vegetazione arborea è stata totalmente asportata facendo ricorso all’utilizzo di ruspe e di altri mezzi meccanici che hanno operato sugli argini e direttamente nel letto fluviale. Ciò ha prodotto un vero e proprio disastro ambientale con la pressoché totale distruzione dell’intero ecosistema, in spregio alle normative comunitarie, nazionali e regionali (Direttiva 92/43 CEE, Direttiva 2007/60/, D. Lgs.152/99, D.Lgs.152/06, Piani Stralcio di bacino ex legge 183/89 e successive modifiche, Piano Paesaggistico Regionale, Piano Ambientale Energetico Regionale).
È ormai universalmente accettato come la vegetazione svolga un ruolo di primo piano nella conservazione del territorio e della biodiversità. Per prima cosa bisogna evidenziare che preserva il territorio dall’erosione. Il suo “valore” dal punto di vista geomorfologico deriva dal fatto che la vegetazione ripariale contribuisce a determinare la forma dei canali, la stabilità delle sponde e il trasporto dei sedimenti. L’apparato radicale di alberi e arbusti trattiene il suolo, provvedendo a renderlo stabile. Se la vegetazione ripariale è assente, o molto povera, l’erosione delle rive diventa particolarmente evidente nel momento in cui si verificano eventi di piena: la corrente asporta il suolo, determina frane e trascina a valle materiali grossolani e inerti che si accumulano nelle anse e in corrispondenza di guadi e ponti, creando seri problemi di sicurezza idraulica.
La vegetazione ripariale ha poi un ruolo fondamentale anche a livello dei processi idrologici, regolando il deflusso delle acque e contribuendo a dissipare l’energia cinetica delle piene. Quando durante la piena la massa d’acqua fuoriesce dall’alveo ordinario, viene sensibilmente rallentata e trattenuta dalla vegetazione che si estende lungo le rive; tanto più ampia sarà la fascia vegetazionale, tanto maggiore risulterà l’effetto di rallentamento dell’ondata di piena e, di conseguenza, la regolazione del deflusso delle acque.
La vegetazione ripariale inoltre svolge un’azione di filtro nei confronti dei nutrienti e degli inquinanti. Nitrati, fosfati, cianuri, metalli pesanti, ecc…, derivati da fonti di inquinamento di tipo agricolo, industriale e domestico, dilavati dalle piogge, vengono captati e trattenuti dalla vegetazione per periodi di tempo più o meno lunghi durante i quali possono essere sedimentati, assorbiti o andare incontro a processi di degradazione chimico-fisica, con riduzione-abbattimento dei loro effetti impattanti sull’ambiente. Tali processi vedono coinvolti altri interpreti, in primo luogo batteri, funghi e organismi animali associati al suolo, la cui funzionalità e sopravvivenza sono strettamente dipendenti dalla vegetazione (se manca, questi scompaiono).
Infine condiziona in modo positivo il microclima, diminuisce l’effetto delle escursioni termiche giornaliere e stagionali e aumenta la biodiversità, rendendo possibile l’insediamento di numerose specie vegetali, fungine e animali. Numerosi studi hanno evidenziato l’importanza dell’ombreggiamento offerto da alberi e arbusti nel ridimensionare o eliminare lo sviluppo di periphyton e alghe, conseguenza di fenomeni di eutrofizzazione, nel condizionare il microclima e nel diminuire l’effetto delle escursioni termiche circadiane e stagionali. In assenza di vegetazione le temperature medie delle acque possono aumentare fino a 10°C nel periodo estivo, con escursioni termiche giornaliere prossime a 15°C. Tutto ciò conduce a una massiccia dispersione di ossigeno e, in casi estremi, a condizioni di anossia che determina un’elevata decomposizione di sostanze organiche e la formazione di composti quali ammoniaca, idrogeno solforato e metano, con gravissime conseguenze per l’intero ecosistema acquatico: inquinamento diffuso, sviluppo di sostanze tossiche maleodoranti, morie di invertebrati e di pesci, aumento esponenziale delle densità di organismi anaerobi, ecc…
Non bisogna, inoltre, dimenticare il contributo offerto dalla vegetazione che cresce lungo le rive di fiumi e torrenti nel migliorare la qualità dell’aria. Le piante, infatti, durante il processo della fotosintesi assorbono ingenti quantitativi di anidride carbonica (CO2) e liberano ossigeno nell’ambiente; questo fatto, di per sé molto importante, risulta di grandissima utilità in contesti di elevata antropizzazione (centri urbani, insediamenti industriali e aree ad agricoltura intensiva), nei quali la qualità dell’aria è molto bassa.
Insostituibile è il ruolo che la vegetazione, in generale, e quella ripariale, in particolare, gioca nella biodiversità di un territorio, rendendo possibile l’insediamento di numerose specie animali. Le comunità vegetali, infatti, costituiscono la componente essenziale del cosiddetto ecotono ripario. Con questo termine in Ecologia si definisce l’habitat di transizione tra gli ambienti acquatici e quelli terricoli. Si tratta di un habitat peculiare, soggetto a frequenti periodi di inondazione, caratterizzato, nelle fasce prossime all’asta fluviale, da una vegetazione pioniera a dominanza di pioppi e salici, specie in grado di resistere alle piene e con apparati radicali che tollerano l’immersione e, nelle fasce più distanti dall’acqua, da comunità più stabili di specie arboree, caratterizzate comunque da una spiccata igrofilia. È, quindi, un habitat estremamente dinamico, mosaicizzato e variabile nel tempo (periodi di inondazione si alternano a fasi di essiccazione), dotato di una notevole produttività ecologica (per l’abbondanza di acqua e di nutrienti organici) e che possiede elevati livelli di biodiversità. In esso, infatti, si insediano ricche comunità vegetali e animali, sia esclusive, sia condivise con gli habitat confinanti, secondo il ben noto effetto margine, in base al quale habitat di transizione, come appunto quello ripariale, offrono possibilità di sopravvivenza a un maggior numero di specie rispetto a quelle che sono in grado di sostenere gli habitat limitrofi. La vegetazione arborea inoltre, produce un effetto barriera nei confronti delle specie vegetali aliene, spesso estremamente competitive ed invasive, permettendo la conservazione di contingenti di specie vegetali spesso di elevato valore conservazionistico. Per tutte le motivazioni sopra espresse, la Direttiva Habitat (92/43/CEE) include i boschi ripariali a dominanza di salici e pioppi presenti lungo i corsi d’acqua del bacino del Mediterraneo nell’Habitat di Interesse Comunitario “92A0, Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba”. Inoltre nel recente “Prodromo della vegetazione d’Italia” si evidenzia come “…a livello gestionale sia necessario recuperare la qualità di queste formazioni, riducendo le pressioni e gli impatti nelle fasce perifluviali..”.
Per di più, gran parte delle specie che popolano gli ecotoni ripari rivestono un grandissimo interesse conservazionistico a qualsiasi livello (globale, comunitario, nazionale e regionale) e per questo sono inserite nelle Liste Rosse e nelle normative aventi per oggetto la tutela della flora e della fauna. Tra le altre a titolo di esempio si ricordano molte specie di invertebrati, in particolare tra i molluschi, i crostacei e gli insetti, pesci come il cavedano di ruscello e il luccio, anfibi quali la salamandrina dagli occhiali e la rana italica, rettili come la testuggine d’acqua e la biscia tassellata, numerosi uccelli tra cui l’occhione e il corriere piccolo e mammiferi quali la lontra e la puzzola e anche piante vascolari come la mazza d’oro punteggiata, l’elleborine palustre o il gladiolo reticolato. Se mancano la vegetazione, i rami e le foglie caduti in acqua o al suolo, mancano anche le risorse alimentari per microrganismi, funghi (tartufi inclusi!) e invertebrati acquatici e terricoli, che in questo modo sono destinati a scomparire e con loro scompariranno anche i pesci, gli anfibi, i rettili, gli uccelli e i mammiferi, poiché ognuno di essi è strettamente collegato agli altri da reti alimentari delle quali sono componenti essenziali e insostituibili.
Ma la vegetazione ripariale svolge un’altra fondamentale funzione per la flora e per la fauna: quella della connettività funzionando da corridoio ecologico. In un contesto territoriale altamente degradato i corridoi ecologici funzionano come collegamenti in grado di mettere in comunicazione habitat tra loro separati da barriere di origine antropica (quali strade, insediamenti abitativi, aree industriali e aree sottoposte ad agricoltura intensiva), permettendo alle popolazioni delle varie specie, altrimenti isolate da tali barriere, di giungere in contatto tra di loro (attraverso migrazione e dispersione), consentendo in questo modo lo scambio genico fra popolazioni e riducendo gli effetti negativi della ridotta diversità genetica che si instaura nelle popolazioni isolate. Il reticolo idrografico, capillarmente diffuso sul territorio e formante una fitta rete strettamente interconnessa, con la vegetazione che cresce lungo le sue rive si presta ottimamente a svolgere la funzione di corridoio ecologico a vasto raggio. Infatti nelle “Indicazioni tecniche per l’individuazione e la pianificazione delle aree di collegamento ecologico (L.R. 56/2000)” (Boll. Reg. Toscana 46/2002) i corsi d’acqua sono indicati come aree di collegamento ecologico e tra le indicazioni per la loro conservazione viene espressamente riportato:
• Proibizione dell’uso dell’alveo come pista o strada (a es. per l’esbosco), anche in caso di siccità; attraversamento dei veicoli solo in guadi definiti.
• Esclusione degli interventi di modifica delle caratteristiche naturali delle ripe.
• Mantenimento di sponde non disturbate.
• In ambito boscato, esclusione del taglio degli alberi, per una fascia di almeno 20 m.
Infine, ma non ultimo, il valore paesaggistico, culturale e ricreativo. Fiumi e torrenti sono parte integrante del paesaggio; lungo il loro corso sono sorte le più grandi civiltà umane e numerose città; da sempre l’uomo ha tratto sostentamento dal fiume, traendovi cibo e materiale da costruzione; la pesca sportiva e l’escursionismo sono attività molto diffuse che attirano migliaia di persone sulle rive di corsi d’acqua grandi e piccoli (solo un esempio tra i tanti: il sentiero lungo il Torrente Malena che collega l’Acqua Borra a Montaperti, frequentato da tantissimi escursionisti).
Purtroppo, nonostante l’enorme valore naturalistico e l’importanza che riveste nella conservazione del territorio, la vegetazione ripariale è stata e continua a essere aggredita dall’uomo con ogni mezzo, per ricavare legname, inerti (ghiaia e sabbia) e per la cosiddetta sicurezza idraulica. A causa di ciò è ormai situazione comune a buona parte dei corsi d’acqua italiani, specialmente a quelli che attraversano zone intensamente antropizzate, la pressoché totale assenza di vegetazione, sostituita, nella migliore delle ipotesi, da una bassa vegetazione erbacea, se non da una totale cementificazione delle rive. Le sopra citate normative comunitarie, nazionali e regionali (Direttiva 92/43 CEE, Direttiva 2007/60/, D. Lgs.152/99, D.Lgs.152/06, Piani Stralcio di bacino ex legge 183/89 e successive modifiche, Piano Paesaggistico Regionale, Piano Ambientale Energetico Regionale) dettano precise disposizioni per la salvaguardia delle fasce fluviali, per la pianificazione e la selettività degli interventi di mantenimento e di ripristino della vegetazione adiacente i corpi idrici, per la stabilizzazione delle sponde e per la conservazione della biodiversità e perfino per la creazione ex novo di zone umide. Queste normative, purtroppo, vengono puntualmente disattese in nome di meri interessi economici: per la produzione di legname e di cippato. Se questo scempio ambientale continuerà, nell’arco di pochissimi anni non resterà più nulla dei corsi d’acqua, della flora vascolare e fungina e della fauna associate agli ambienti ripariali e fluviali del Senese e dell’intera Toscana meridionale!
Forse non ci rendiamo conto del fatto che abbiamo la fortuna di vivere in un territorio che tutti ci invidiano per i buoni livelli di naturalità che lo caratterizzano dovuti alla scarsa industrializzazione e alla sopravvivenza di forme di economia di tipo tradizionale. Ma tutto questo quanto potrà durare? Sicuramente ben poco, dal momento che i soggetti pubblici e privati sembrano solo animati dalla volontà di distruggere sistematicamente e in ogni modo il nostro territorio. Il Fiume Ombrone è stato devastato in più punti; il Torrente Arbia per quasi i tre quarti della sua lunghezza, deturpando con esso icone del paesaggio mondiale quali sono i territori del Chianti e delle Crete Senesi; e in un prossimo futuro, quali corsi d’acqua saranno oggetto di simili interventi di manutenzione idraulica? Il Fiume Merse e il Torrente Farma, che attraversano una delle più belle valli della Toscana, oppure i torrenti Bozzone e Malena, ancora ricchi di vegetazione riparia, o forse il Fiume Orcia e i suo affluenti, nei cui greti vivono specie floristiche e faunistiche endemiche e ad elevato rischio di estinzione?
I permessi di taglio vengono concessi con troppa facilità, i controlli sono inesistenti e la “gestione” della vegetazione degli ambienti acquatici viene affidata a persone che non hanno alcun tipo di competenza in campo naturalistico e, soprattutto, che sono in evidente conflitto di interesse, trattandosi di ditte forestali che vendono legname e cippato, alle quali conviene tagliare tutto quello che sono in grado di commercializzare. E i risultati sono quelli che sono, ben evidenti agli occhi di tutti: veri e propri scempi ambientali, con aggravamento del rischio idraulico per denudamento delle sponde e abbandono di rami, sterpaglie e non di rado di rifiuti che alle prime forti piogge invaderanno gli alvei ostruendo il flusso delle acque.
Eppure basterebbe molto poco: sarebbe sufficiente fare quanto viene fatto in altri paesi europei e regioni italiane, come in Piemonte, e seguire almeno le direttive e i criteri espressi nel documento “Linee guida per la gestione della vegetazione di sponda dei corsi d’acqua secondo criteri di sostenibilità ecologica ed economica” della Regione Toscana. Il taglio, se e quando effettivamente necessario per motivi idraulici, deve favorire le specie autoctone tipiche dell’ambiente ripariale (es. pioppi e salici); si devono asportare solamente le piante secche di grandi dimensioni o pericolosamente inclinate sull’acqua che con le piene potrebbero, spezzandosi, ostacolare il flusso (piante secche di piccole dimensioni possono essere lasciate in situ); si deve evitare di tagliare anche le piante giovani e gli arbusti poiché, flettendosi al passaggio della piena, frenano la forza dell’acqua; i tagli devono essere effettuati preferibilmente a mano, con la motosega, senza entrare nelle rive e in alveo con i mezzi meccanici che hanno effetti devastanti sull’habitat ripario; il legname deve essere portato via con verricelli o, al più, con bracci meccanici dalle rive, senza aprire piste di esbosco che letteralmente distruggono gli argini fluviali; le piante risparmiate dal taglio devono offrire una buona copertura dell’asta fluviale, in modo da limitare l’aumento della temperatura dell’acqua dovuto all’accresciuto irraggiamento solare.
Le normative e le indicazioni tecniche esistono: come mai, allora, non vengono rispettate e applicate nei corsi d’acqua del bacino del Fiume Ombrone? Perché l’ignoranza nei confronti delle tematiche ambientali è ancora molto diffusa nell’opinione pubblica (quante volte sentiamo dire che fossi, torrenti e fiumi straripano perché non vengono più “puliti” dalla vegetazione come in passato!) e forse perché gli interessi economici prevalgono ancora sulla tutela del territorio e degli habitat naturali.
Si invitano pertanto tutti gli Enti e le Associazioni in oggetto a vigilare attentamente e a far rispettare i vincoli esistenti, in modo tale che simili eventi non abbiano più a ripetersi.

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Dibattito aperto sulle opere di mitigazione del rischio idraulico. Assemblea del 9 dicembre a Buonconvento

Con una grande  partecipazione di persone a dimostrazione di quanto ancora sia toccante l’argomento , ieri sera si è tenuta  la tanto attesa assemblea pubblica dove l’Amministrazione Provinciale con il Presidente NEPI,  ha risposto al nostro invito e ha fatto conoscere  i risultati degli ultimi studi sulla prevenzione del rischio idraulico nell’abitato di Buonconvento illustrando quali saranno le prossime opere in corso di realizzazione.

Il dibattito, condotto prevalentemente dall’Ing. Castellani  si è incentrato sulla discussione degli studi effettuati sulle dinamiche idrauliche prendendo come modello  l’ultimo fenomeno calamitoso del 2013 che ha di fatto cambiato l’idea  sulle periodicità di tali accadimenti e delle loro dinamiche.

A monte di queste evoluzioni sono state prospettate le decisioni prese dall’Amministrazione Provinciale, soggetto incaricato di amministrare i soldi a loro disposizione (circa 1.300.000,00 € che dovevano essere già stati spesi in opere….) e da destinare ai lavori nel Comune di Buonconvento.

In merito alle nostre considerazioni sulle criticità evidenziate è emerso che:

  • Guado: a valle del paese il rilevato ferroviario all’altezza del Podere il Guado ostacola il defluire delle acque andando a danneggiare in modo più considerevole, non l’abitato del centro storico, ma le abitazioni nella zona di Via Don Minzoni. Escludendo a priori che tale linea ferroviaria non potrà essere eliminata dovranno essere presi degli accordi con RFI  per aumentare la permeabiltà del rilevato. Purtroppo, come noi già  segnalammo questa operazione al momento sarà di dubbia concretezza in quanto il lavoro adesso sarebbe troppo oneroso e  poteva essere già stato realizzato nei mesi che la tratta ferroviaria è stata chiusa a seguito dell’evento del 2013.  In contemporanea dovrà essere mantenuta pulita la luce del ponte della ferrovia così da garantirne un deflusso più veloce delle acque. Per questo aspetto il Consorzio di Bonifica con il Sindaco hanno già fatto un sopralluogo prendendo in carico l’onere. Anche in questo caso tali operazioni dovevano essere state eseguite ormai da anni e non in somma urgenza. Per tutelare la zona di sopra ciatata saranno effettuati dei lavori di risagomatura delle sponde.
  • Argine Coop.  Tale strumento di difesa del territorio, a seguito delle ultime due piene, è stato rivalutato negativamente e analizzato in tre tratti: il primo  che va dal ponte della Cassia al monumento del Galletto, il secondo tratto fino alla curva prima del podere Addobbo e l’ultimo tratto la parte finale. Se per il primo tratto non ci sono considerazioni negative da attribuirli (quindi verrà lasciato tale e quale se non leggermente rialzato),  il secondo tratto è stato dannoso ed ha influenzato negativamente sul deflusso delle acque che sono entrate dal centro storico aggravando notevolmente la situazione. Finalmente, tali considerazioni sono state recepite e saranno installate delle aperture meccaniche in cui si potrà intervenire manualmente per far defluire le acque. Purtroppo, se  la  costruzione di tale argine potrebbe avere avuto origini diverse di quelle di difendere il paese da esondazioni importanti come si sono verificate, non è prevedibile una demolizione.
  • argine di Piana. Tale argine è stato classificato come pericoloso per l’incolumità e per la sicurezza della cittadinanza in quanto contribuisce a incrementare il livello delle acque nel paese di circa 15 cm. Per tali ragioni sarà demolito così da far defluire le acque nei campi a difesa delle abitazioni del centro storico e della zona dell’Osteria e Borgoforello.
  • Zona Borgoforello, la Croce, Osteria. Le criticità maggiori sono proprio a monte della zona delle Malandrine e le opere per la prevenzione del rischio idraulico per queste zone sono essenziali. Vari sono gli scenari ipotizzabili: costruzioni di argini, permeabilizzazione del rilevato ferroviario (che anche in questo caso incide negativamente) e in primis delocalizzazione del distributore dell’Agip che con quote superiori al piano strada impedisce il deflusso delle acque in piena.  La proposta più concreta presentata dall’Ing. Castellani,  sarebbe quella di fare un arginatura a monte della strada delle Malandrine, permeabilizzare il rilevato ferroviario con degli scatolari e dislocato il distributore, rendere la Cassia tracimabile (chiudendola temporaneamente) così da far defluire la piena in tempi più rapidi e con maggiore sicurezza a vantaggio dell’abitato e del centro storico.
  • disconnessione fognaria. A tutela del centro storico è in corso di realizzazione la disconnessione fognaria. Tale progetto sarà completato con l’istallazione di idrovore mobili.
  • Tracimazione delle acque lato campo sportivo incrocio strada di Monte Oliveto.  Sono in corso le valutazioni di altri elaborati idraulici.

Tutto ciò premesso indica come qualcosa si stia muovendo nella direzione opposta all’indiffernza e alla superficialità anche se molti ancora saranno gli sforzi da sopportare prima di potersi ritenere, se è possibile farlo, al sicuro.

Restano però a nostro avviso, quali  criticità da affrontare in un continuo e doveroso dibattito con la popolazione, le seguenti tematiche:

  • piano di intervento di protezione civile: tale progetto operativo deve essere divulgato in modo chiaro e capillare al fine di evitare disagi se non disgrazie;
  • progetti di manutenzione sulle viabilità:
    • ponte della Casanova,
    • ponte Baylie e
    • ponte della Cassia;
  • gestione del fiume: il progetto OSIAMO nato per la formazione di un Contratto di Fiume ha trovato non poche difficoltà nel suo compimento, tant’è che si è abissato nell’iter burocratico della Regione. Non ci rassegneremo e contiueremo a proporre una forma di gestione condivisa di un  patriomonio fondamentale alla collettività qual’è il fiume e le sue terre.

In riferimento altresì del taglio della vegetazione ripariale e della gestione dei fiumi da parte del Consorzio di Bonifica stiamo organizzando delle iniziative in collaborazione con altri enti e  associazioni al fine di fermare lo scempio e per una revisione e verifica del lavoro effettuato.

 

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