Criticità e proposte Ottobre 2013 – Ottobre 2015

A distanza di diversi mesi  dal primo evento calamitoso che avvenne il 21 ottobre 2013, molte delle grosse criticità   ancora non erano state risolte.

A tal motivo  nel mese di dicembre  2014   fu sottoscritta dal Comitato una petizione popolare è stata consegnata al Sindaco di Buonconvento il 5 Febbraio 2014 ed una copia ciascuno è stata consegnata ai Presidenti della Regione Toscana e della Provincia di Siena il 7 Febbraio 2014.

La  petizione era incentrata sulle seguenti richieste:

  1.  Ripristinare nel più breve tempo possibile il ponte sul torrente Stile.
  2. Mettere in sicurezza la rete fognaria dell’abitato.
  3. Intervenire sui rilevati della ferrovia per favorire il deflusso delle acque.
  4. Attuare tutti i possibili accorgimenti temporanei e mobili per affrontare in sicurezza nuove possibili emergenze.

 

Ponte sul torrente Stile
Sono trascorsi quasi cinque mesi dall’alluvione che ha danneggiato seriamente il ponte, tanto da indurre la Provincia di Siena a chiudere la S.P. n. 34 per Bibbiano, e i lavori di ripristino non sono ancora iniziati.
Da un accesso agli atti depositati presso il Comune è emerso:
In data 20 Febbraio è stata presentata la relazione paesaggistica, approvata nello stesso giorno dalla commissione per il paesaggio;
Il 24 Febbraio la conferenza dei servizi ha approvato il progetto per la messa in sicurezza delle sponde e la demolizione del ponte esistente;
Il 14 Marzo è stata presentata la S.C.I.A. per la demolizione del ponte e i ripristini spondali in alveo.
Tutte le pratiche fino ad ora presentate si riferiscono alla demolizione dell’attuale manufatto e nessun documento risulta essere stato depositato agli atti del Comune in merito alla costruzione del nuovo ponte provvisorio.
Gli elaborati tecnici presentati sono il rilievo planimetrico, le sezioni dei ripristini delle sponde del torrente, la relazione geologica di fattibilità; non risultano essere stati depositati altri elaborati tecnici, tra i quali l’analisi dei rilievi e sondaggi geologici.
Quanto tempo dovrà ancora trascorrere prima che venga presentato il progetto per la ricostruzione del ponte, ancorché provvisorio, e soprattutto quando verrà riaperta al traffico la strada provinciale?
Seppure meno grave, anche la situazione del ponte sull’Ombrone, detto della Casanova, desta notevoli preoccupazioni.
Attualmente il ponte è aperto alla circolazione alternata e con il limite di 70 q.li di peso; chiediamo che venga chiarito quali sono le reali condizioni del ponte e quali interventi sono stati programmati dalla Provincia.
In generale chiediamo di conoscere quale sarà il costo complessivo degli interventi, e se sono state reperite le risorse finanziarie necessarie. In particolare, tra le risorse finanziaria è stato inserito anche un eventuale contributo di soggetti privati?
Qualora le risorse finanziarie disponibili fossero insufficienti per eseguire gli interventi su entrambi i ponti, al fine di un completo ripristino della viabilità nella S.P. n. 34 per Bibbiano, chiediamo se si sia tenuto conto di altri possibili contributi, quali quello dell’Associazione GENIERI di Volontari di Protezione Civile, la cui disponibilità è stata comunicata dal Comitato all’Assessore Pinciani in data 25 Febbraio u.s.

Interventi sula rete fognaria e sui rilevati della ferrovia

Andando indietro nel tempo fino agli inizi del 1800 e visionando i documenti disponibili non si riscontrano per Buonconvento piene catastrofiche come quelle che lo hanno colpito nel 1944, nel 1966 e recentemente il 21/10/2013, questo anche perché in passato non erano stati effettuati dall’uomo tutta una serie di interventi ed opere che ostacolano il naturale deflusso del fiume quando le acque escono dall’alveo, o contribuiscono ad aumentare il picco della massimo piena.

Questi principali interventi andando da valle verso monte sono stati:

  1. La realizzazione del rilevato ferroviario, terminato nel 1927, che ha tagliato in tre punti la vallata, costituendo di fatto 3 sbarramenti, di cui uno a monte sull’Arbia, uno a monte sull’Ombrone ed infine il terzo, senz’altro più nocivo di tutti per l’abitato di Buonconvento, a valle sull’Ombrone in località il Guado, ortogonale alla vallata, che la chiude contro le pendici della collina. Quest’ultimo rilevato ha una quota inferiore di soli 20cm rispetto al ponte sulla provinciale di Bibbiano, e per portate alluvionali con tempi di ricorrenza duecentennale, trattiene le acque di piena provocando un dislivello di circa 2 metri rispetto alle quote di valle.
  2. Il rialzamento di circa 60-50cm della strada provinciale per Bibbiano, in golena destra del fiume, realizzato intorno al 1970, in occasione di una nuova asfaltatura, che ha provocato il conseguente rialzamento dei campi a valle e monte della stessa strada, con notevole diminuzione delle portate di piena che esondavano da quella parte salvando il paese.
  3. La realizzazione, probabilmente nei primi anni “90, di un argine a valle di un meandro dell’Arbia, subito a monte della confluenza nell’Ombrone e della strada di Bibbiano, atto ad impedire la fuoriuscita del torrente dall’alveo. Questo argine indirizza la corrente verso il paese ed ha contribuito, insieme al rilevato del Guado ed al rialzamento della strada provinciale suddetta, al rallentamento della corrente di esondazione con conseguente deposito di materiali alluvionali nei campi allagati e continuo rialzamento dei medesimi.
  4. In conseguenza di questi primi tre interventi, la quota della golena di dx, in corrispondenza della strada di Bibbiano, si è rialzata di circa un metro, come si può vedere anche dal ponticino in corrispondenza del fosso del pian delle Noci che è restato completamente sommerso da dal terreno riportato. In questo modo, considerando che il tratto in questione è di circa 400 mt, si è sottratta all’esondazione una sezione superiore a quella dell’alveo del fiume al di sotto del ponte della Casa Nuova, che è poco più di 230mq. Per recuperare la sezione d’invaso perduta adesso bisognerebbe scavare in corrispondenza dell’ex fosso del Pian delle Noci, un canale più grande dell’alveo del fiume.
  5. La realizzazione, nel 1999 dell’argine in sin del fiume Ombrone, dal ponte sulla Cassia alla strada di Bibbiano, non terminato e che si sapeva non terminabile, che elevandosi di circa 2 mt sopra al piano viabile ha ostruito con la sua sezione trasversale il deflusso delle acque di piena ed ha costretto tutte le acque che il 21/10/2013 hanno superato la Cassia in sinistra a passare per il centro storico confluendo come unico possibile sbocco in via di Bibbiano, ridotta ad un torrente in piena che ha divelto anche l’asfalto. Si è avuto così che mentre il livello della piena a monte di detto argine ha raggiunto livelli nettamente superiori all’evento del 1966 a valle ha raggiunto quote nettamente inferiori.
  6. Il riempimento, nella seconda metà dell’ottocento, degli orti realizzati nelle lame in riva sinistra dell’Ombrone, subito sotto la strada di circonvallazione delle mura di porta senese, al fine ampliare la zona alberata poi distrutta dal citato argine.
  7. Il rialzamento, nel primo novecento, del rilevato della strada Cassia nei pressi del ponte sul fiume Ombrone, completato nell’immediato dopoguerra con il nuovo tracciato della variante esterna al paese, che nel tratto in questione si è affiancata al vecchio, diminuendo sensibilmente l’efficacia dei preesistenti “ponticini”.
  8. La quasi completa ostruzione, da parte della stesso rilevato stradale della galleria detta della FAINA, che costituiva una seconda arcata del vecchio ponte medioevale e partendo quasi dal fondo del fiume si innalzava fin sotto la strada.
  9. La realizzazione della stazione di servizio dell’Agip, ancora più alta del rilevato della Cassia, che riduce sensibilmente l’area golenale sulla riva destra.
  10. La realizzazione, probabilmente nel 1939 di un argine che partendo quasi dalla quota della strada per Monte Oliveto, nei pressi del podere Mezza Piaggia, corre verso la zona delle Bartole, protegge la golena di sinistra quasi completamente, ma spinge la corrente verso la strada della Malandrine.
  11. Ed infine nel primo Novecento la “bonifica”, intesa come recupero di terreni agrari al fiume, di interi tratti dell’Ombrone a monte di Buonconvento compresi tra il pod. Val di Stenti e Rapolano, consistente nella rettifica del fiume con tagli di decine di meandri e conseguente accorciamento del percorso dell’alveo per complessivi 4,3 Km circa, come si può chiaramente dimostrare dalla sovrapposizione della cartografia delle diverse epoche. Tale accorciamento del percorso del fiume con aumento delle pendenze medie ha naturalmente provocato un sensibile restringimento delle golene laterali, con aumento dei picchi di piena del fiume e della velocità di scorrimento verso valle valutabile in una diminuzione di almeno un ora dei tempi di arrivo del picco di piena.
  12. La stessa cosa, anche se circa 100 anni prima, era stata fatta sull’Arbia nei pressi del podere San Carlo, con taglio del corrispondente meandro anche al fine di agevolare il transito sulla Cassia, accorciandone il percorso in un colpo solo di circa 1 Km, con conseguenze del tutto simili a quelle di cui sopra.
  13. Interventi di cosiddetta bonifica, simili ai due sopra descritti hanno continuato ad essere attuati purtroppo anche recentemente ai danni del reticolo idrografico minore, con taglio dei piccoli meandri e rettifica dell’alveo, anche questi chiaramente individuabili dalla cartografia di varie epoche, con conseguenze del tutto simili e che si vanno a sommare a quelle precedenti. Gli stessi effetti sono provocati anche dalla cosiddetta pulizia dei fossi e degli alvei dei fiumi, quando non si limitano alla ordinaria manutenzione ma asportano quasi del tutto la vegetazione ripariale e provocano di conseguenza una diminuzione della scabrezza delle sponde, con aumento delle velocità di scorrimento ed aumento dei picchi di piena. Questi interventi infatti andrebbero limitati ai soli tratti di alveo in corrispondenza dei centri abitati, proprio a salvaguardia dei medesimi e non il contrario.

Proposte operative

Se contro questi ultimi interventi non si può fare ormai nulla, se non cercare di non farli più, in quanto non è certo pensabile una ricostruzione dei meandri dei fiumi, gli effetti di tutti gli altri crediamo si possano quantomeno mitigare, non costruendo nuovi argini, che anziché allontanare il pericolo spesso lo amplificano, creando disastri, ma ridando al fiume almeno parte dello spazio tolto in passato.
Oltretutto ormai la tendenza in materia non è più quella di irreggimentare i fiumi ed arginarli costringendoli in ambiti angusti dai quali possono sempre uscire provocando catastrofi, ma quella di ridare ai corsi d’acqua il loro spazio naturale per farli espandere con danni complessivi minori, anche in considerazione dei cambiamenti climatici in atto.
Anche la normativa si è adeguata e la stessa della direttiva CEE 2007/60 sulle acque prevede che i piani di protezione e gestione del rischio di alluvione “Al fine di conferire maggiore spazio ai fiumi, dovrebbero comprendere, ove possibile,il mantenimento e/o il ripristino delle pianure alluvionali”.
In particolare, chiediamo che in ordine di priorità si debba:

  1. Approfittare dell’attuale intransitabilità della linea ferroviaria tra Buonconvento e Monte Pescali, per creare nel terrapieno ferroviario in Loc. Il Guado delle aperture tali che lo mettano in completa sicurezza e per portate con tempo di ritorno più che duecentennali non prevedano più l’attuale rigurgito verso valle od il superamento del terrapieno, come invece si è verificato anche nell’evento del 21/10/2013. Il terrapieno della ferrovia, trovandosi a valle del centro abitato, non solo influenza direttamente il livello di piena fino almeno alla strada per Bibbiano, ma provoca anche un rallentamento della corrente con conseguente sedimentazione e progressiva perdita nel tempo delle aree golenali;
  2. Abbattere prima possibile l’argine realizzato sul meandro dell’Arbia subito prima della confluenza nell’Ombrone, che impedisce l’esondazione del fiume verso la golena di destra spingendo la corrente verso l’Ombrone ed il centro abitato. Questo naturalmente senza riversare in golena il terreno risultante dalla demolizione.
  3. Rimuovere il rilevato realizzato dietro la Coop per consentire un agevole transito delle eventuali acque di piena verso valle, evitando il possibile ripetersi di quanto verificatosi nell’evento del 21/10/2013.
  4. Realizzare entro l’estate la disconnessione delle fognature con il fiume, con contemporanea realizzazione di vasche di sedimentazione che impediscano lo sversamento delle acque reflue urbane nel corso d’acqua in occasione delle piogge. In tale intervento dovrebbe essere compreso anche la delocalizzazione dell’attuale stazione di sollevamento situata dentro il tunnel detto della Faina, cercando di allargarne la luce ed abbassarne la soglia verso monte per quanto possibile.
  5. Prevedere negli strumenti urbanistici la delocalizzazione del distributore dell’Agip e cercare di attuarla in tempi ragionevoli.
  6. Rendere permeabile in modo efficace l’attuale rilevato stradale della strada provinciale Cassia in riva destra anche eventualmente demolendo il vecchio rilevato e realizzando al suo posto un percorso pedonale verso il cimitero che utilizzi eventualmente le spalle del ponte medioevale;
  7. Rendere più permeabile il rilevato ferroviario in corrispondenza degli attraversamenti dell’Arbia e dell’Ombrone in modo da consentire il non superamento dei medesimi da parte delle acque di piena dei rispettivi fiumi.
  8. Cercare di recuperare nella golena di dx del fiume Ombrone, in corrispondenza del vecchio tracciato del fosso del Pian delle Noci i volumi persi negli ultimi 70 anni, valutando la possibilità di realizzare un canale scolmatore dalla sponda destra dell’Arbia fino al torrente Stile.
  9. Cercare di ridare al tratto della sponda sinistra dell’Ombrone, in corrispondenza del centro abitato, almeno una parte degli spazi originari creando eventualmente attraverso una corretta manutenzione un parco fluviale fruibile dalla popolazione, con percorsi ciclopedonali che potrebbero unire la strada di Bibbiano con quella di Monte Oliveto, passando lungo il fiume.
  10. Istallare almeno altri 2 idrometri, per esempio uno a Taverne sull’Arbia e l’altro ad Asciano sull’Ombrone al fine di conoscere con sicurezza e prevenire eventuali eventi alluvionali.
  11. Ripristinare almeno due punti di campionamento della qualità delle acque sull’Arbia e sull’Ombrone.
  12. Utilizzare in modo congruo le consistenti risorse gestite dal Consorzio di Bonifica per gli scopi di cui sopra e per la pulizia degli alvei in corrispondenza dei centri abitati e non per l’abbattimento incontrollato della vegetazione ripariale, sia dei fiumi principali che del reticolo idrografico minore in aree diverse, completamente agricole, con conseguente diminuzione della scabrezza, aumento di picco di piena, velocità delle acque e trasporto solido, oltre al danno ambientale e paesaggistico.
  13. Eventuale realizzazione della briglia selettiva prevista dal progetto Castellani 2008 sull’Ombrone, in loc. Poderina, per intercettare il carico detritico arbustivo in corso di piena prima dei ponti.

Perché è importante e urgente intervenire sul terrapieno ferroviario in loc. IL Guado:

Il rilevato ferroviario si estende per circa 600mt quasi ortogonalmente al fiume, chiudendo la valle contro la collina di Bibbiano, ed elevandosi su di essa con altezze vicine ai 4 mt.
Pur trovandosi a valle di circa 2,5 Km rispetto al ponte della Casa Nuova (della strada di Bibbiano) è più basso di questo di soli 20 cm circa.
Premesso che prima della costruzione della ferrovia non vi sono prove documentabili di alluvioni del tipo di quelle del “44, “66 e 21/10/2013, si fa notare che proprio in occasione delle due prime piene, l’abbattimento a causa dell’esondazione di parte del terrapieno causò il rapido svuotamento dell’intero bacino, come da molte testimonianze in merito.
L’ampliamento del ponte dopo l’evento del 1966, con due nuove luci ed una maggiore sezione libera di almeno 130mq ha consentito questa volta il passaggio di una maggiore portata, con raggiungimento di livelli di massima piena inferiori alle volte precedenti, senza superamento del ponte e con asportazione della sola massicciata di pietrisco per un’altezza di circa 60 cm ed un tratto di circa 350 mt.
Lo stesso ampliamento del ponte ha consentito che le altezze raggiunte dall’esondazione a valle dell’abitato di Buonconvento fossero del tutto simili se non inferiori a quelle del 1966 pur in presenza di portate complessive probabilmente maggiori.
La sua influenza sul bacino di esondazione si fa risentire fin sopra alla strada di Bibbiano e oltre le possibili quote raggiungibili dalle piene, trattenendo le acque di piena ne influenza la velocità e di conseguenza la sedimentazione, contribuendo a modificare in modo irreversibile, esondazione dopo esondazione, l’intero tratto.
La quota della golena di dx, in corrispondenza della strada di Bibbiano, nel tratto del Pian delle Noci, dagli anni 70, quando la strada fu riasfaltata, rialzandone sensibilmente la quota, (circa 60-80cm), causa il rialzamento del fondo stradale, l’argine sull’Arbia immediatamente a monte (che limita la portata e la velocità delle esondazioni) ed il rilevato del Guado a valle, causa i depositi alluvionali si è rialzata di circa un metro.
In questo modo, considerando che il tratto in questione è di circa 400 mt, si è sottratta all’esondazione una sezione superiore a quella dell’alveo del fiume al di sotto del ponte della Casa Nuova, che è poco più di 230mq. Per recuperare la sezione d’invaso perduta adesso bisognerebbe scavare in corrispondenza dell’ex fosso del Pian delle Noci, un canale più grande dell’alveo del fiume.
Creando pertanto dei varchi di sensibile ampiezza nel rilevato ferroviario del Guado, si avrebbe contemporaneamente:
la salvaguardia dell’integrità e della sicurezza dell’asse viario;
quote inferiori raggiungibili dalle esondazioni, soprattutto nella parte più a valle dell’abitato;
un più rapido svuotamento dell’intero bacino di esondazione;
Maggiore velocità delle acque e quindi minori depositi alluvionali.

Accorgimenti temporanei e mobili

E’ opinione diffusa fra gli abitanti di Buonconvento, confortata peraltro anche dal parere di molti esperti in campo idrogeologico, che il problema delle esondazioni non debba essere affrontato con la erezione di argini artificiali come sembra essere ancora nei progetti dei tecnici della Provincia.
I motivi di questa contrarietà sono molteplici:

  • l’argine esistente non solo non ha impedito l’allagamento del centro abitato ma lo ha ulteriormente danneggiato impedendo il deflusso dell’acqua;
  • essendo stato tale argine realizzato solo sul lato sinistro dell’Ombrone ha condannato le abitazioni esistenti sul lato sinistro ad una maggiore criticità;
  • gli stanziamenti che si dicono sin d’ora disponibili consentirebbero una realizzazione solo parziale delle opere, condizione questa della massima pericolosità come è ampiamente dimostrato dalla cronaca dei disastri di tale specie;
  • il paesaggio del nostro territorio, uno dei più pregiati della nostra provincia, nonché quasi unica risorsa economica, ne risulterebbe irrimediabilmente deturpato

Il Comitato ha già in più occasioni evidenziato ed argomentato la contrarietà a tali progetti suggerendo soluzioni diverse che appaiono sicuramente più efficaci.

Dobbiamo comunque rassegnarci all’idea che episodi come quello del 21 ottobre possono ripetersi, magari anche più frequentemente che per il passato, e che gli interventi pubblici a difesa del territorio, qualunque essi siano, difficilmente possono essere in grado di mettere in sicurezza assoluta le nostre abitazioni.

C’è inoltre da considerare che se una parte della popolazione, risiedendo nelle zone più alte, può sin d’ora considerarsi relativamente al sicuro, altri si trovano più esposti e quindi nella necessità di approntare privatamente delle difese che altrimenti nessuna istituzione può garantire loro. Tale situazione crea quindi una intollerabile discriminazione fra cittadini chiamati a pagare tributi con gli identici criteri.

Supponendo quindi, come ci auguriamo, che, abbandonata la sciagurata idea degli argini, vengano impiegate le somme che ci dicono disponibili per la messa in sicurezza del sistema fognario, che ha dimostrato da sempre di essere la principale causa degli allagamenti del centro storico di Buonconvento, si potrebbero compensare gli abitanti delle zone non interessate a tale intervento, e che magari potrebbero addirittura esserne danneggiati, sostenendoli finanziariamente nella predisposizione di difese mobili per le loro abitazioni.

Ci riferiamo alle porte a tenuta stagna per gli edifici più esposti o alle meno onerose paratie mobili da applicare ogni volta scatti l’allarme esondazione. Essendo un rimborso solo parziale della spesa da sostenere, renderebbe la stessa sicuramente più razionale , ed eviterebbe al contempo alle Istituzioni gli oneri per il risarcimento dei danni.

Comitato per la valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente di Buonconvento

Buonconvento, 17 Marzo 2014 “

 

La storia, quale testimone silenzioso dei fatti, ci racconta che a due anni di distanza e reduci di un’altra esondazione considerabile della stessa entità se non superiore per alcuni aspetti, che le criticità da noi evidenziate non hanno ancora trovato una soluzione e le proposte operative non si conoscono.

Buonconvento, 21 ottobre 2015