Geotermia in Toscana.

I progetti per la realizzazione di impianti geotermici, intesi come fonte di reddito alternativo alla produzione agricola, dovranno essere sempre visti con grande attenzione e valutati con responsabilità.

Relazioni tecniche dimostrano quanto sia alto da pagare il prezzo, in termini ambientali, degli impianti di centrali geotermiche.

Per tali ragioni alcuni comuni, come Casole d’Elsa e Cinigiano ,si stanno muovendo in anticipo così da poter tutelare il loro territorio.

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…verso un Assemblea pubblica.

Le nostre preoccupazioni non vengono meno anche se a farci da sfondo sugli argnini di fronte alla mura di Porta Senese, ci sono i mezzi meccanici all’opera per la disconnessione della rete fognaria.

Tale progetto, di vitale importanza per la prevenzione di nuovi allagamenti nel centro storico allagato dal reflusso fognario delle acque, da solo non sarà in grado di porter far fronte a nuove esondazioni. Infatti in parallelo dovranno essere risolte diverse criticità fra le quali  il problema del contenimento delle acque che sormontano la Cassia all’altezza del campo sportivo e che confluiscono nel paese e la gestione del reflusso delle acque stesse se dovessero entrare nel paese.

Per tali motivi crediamo che le strategie che le nostre amministrazioni vorranno adottare siano messe a conoscenza della popolazione tutta.

 

articolo Nazione 4 nov

 

 

 

 

Il Consorzio di Bonifica risponde…


Dichiarare che l’intervento di manutenzione  sui corsi d’acqua è stato fatto senza stravolgere l’ambiente e gli equilibri ci sembra fuori luogo.

Molti sono gli scenari in cui sono state stravolte le dinamiche e i paesaggi;  basta guardarsi intorno.

Anche dal punto di vista idraulico, le leggi che la regolano presuppongono che diminuire la scabrosità, a parità di portata, implica incrementare la  velocità dell’acqua che, se troppo elevata, può causare direttamente problemi di erosione e indirettamente aumentare i fattori di rischio idraulico a valle del fiume.

Purtroppo non vengono nemmeno citate le  conseguenze dei tagli  fatti in modo radicale a cui dovremo far fronte. Molte specie di piante, come le acacie,  già dal prossimo anno avranno delle buttate abbondanti che sommate con i polloni di altre specie chiuderanno tutto l’alveo del fiume rendendolo impraticabile e lasciando come unica soluzione di pulizia e manutenzione (di questo stiamo parlando) il taglio indiscriminato con l’ausilio di trinciatutto. Questa tipologia di manutenzione può funzionare solamente in realtà dove i corsi d’acqua sono dei “canali” e non dei fiumi.

Ecco perché abbiamo sempre creduto che in un ambito di gestione programmatica di un fiume come l’Ombrone con così tanti affluenti e estensione, ci sia la necessità di aprire un dibattito per un Contratto di Fiume dove i soggetti protagonisti non sono solo i dirigenti delle amministrazioni ma in cui sia coinvolta anche la popolazione.

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Assemblea pubblica per il dibattito sulla prevenzione del rischio idraulico

Considerando che;
il primo evento calamitoso del 21 ottobre 2013 è stato classificato di entità straordinaria colpendo la popolazione e le amministrazioni in un modo del tutto inaspettato;
– premettendo inoltre che a distanza di due anni scarsi un altro evento calamitoso si è abbattuto sul nostro territorio anch’esso inaspettatamente e senza che nessuna iniziativa di prevenzione fosse stata realizzata e presa in considerazione;
– premesso che in più occasioni attraverso incontri e assemblee abbiamo reso pubbliche le probabili e possibili criticità e soluzioni ad oggi però alcune incompiute altre irrealizzate;
– premesso che sono stati redatti degli studi che descrivono, illustrano e analizzano l’evolversi delle esondazioni e le ipotetiche soluzioni per la prevenzione del rischio;
– premesso che la popolazione ha il dovere di partecipare attivamente ed intervenire nel dibattito amministrativo al finedi ridurre il contenzioso tra amministrazione e privati, dal momento che gli interessi della collettività vanno valutati rendendola partecipe quale il soggetto principale;
tutto ciò premesso per:
sottolineare l’urgenza e l’importanza di una assemblea pubblica, in cui tecnici e amministratori, informino la cittadinanza delle analisi e degli studi effettuati sugli eventi del 2013 e 2015 e la rendano partecipe degli eventuali procedimenti che le amministrazioni decideranno di prendere per la realizzazione delle opere per la prevenzione del rischio idraulico.

Tagli indiscriminati; anche il naturalista Sandro Piazzini contesta gli interventi

A sottolineare le metodologie di realizzazione degli interventi di taglio della vegetazione ripariale negli alvei è anche il ricercatore dell’Università di Siena Piazzini. Nelle sue dichiarazioni oltre ad un danno d’impatto ambientale ed il rischio di estinzione delle specie animali evidenzia i riflessi negativi che si ripercuotono in caso di forti precipitazioni. Tutto ciò a conferma di quanto stiamo sostenendo.

Non possiamo venderci a costo zero un’eredità che abbiamo ricevuto: la nostra terra.

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L’0mbrone come era…e forse come non potrà mai ritornare!

Per non dimenticare quale era l’aspetto del nostro fiume Ombrone prima che venisse declassato a “canale” .

Ponte Casanova prima del taglio
Ponte Casanova prima del taglio
Ponte Casanova prima del taglio
Ponte Casanova prima del taglio

Purtroppo a monte di Buonconvento continuano i lavori di pulitura degli argini degli affluenti. Le conseguenze, oltre ad un impatto ambientale considerevole, avranno un riflesso negativo importante specialmente per il nostro paese a valle di tutta la Val D’Arbia. La velocità di deflusso delle acque in caso di improvvisi rovesci sarà incrementata dalla mancata scabrosità dell’alveo e porterà ad avere degli effetti piena in tempi minori e con maggiori quantità d’acqua.

 

Una identità violata

Un’identità  violata, un aspetto corrotto, un abuso troppo grosso quello che è stato fatto  e si continua a fare ai fiumi della nostre terre.

Noi lo definiremmo un maltrattamento  ai danni della collettività.

Non ci stancheremo mai di ribadirlo.

Stiamo distruggendo con le nostre mani, un ecosistema dalla struttura molto complessa ed allo stesso tempo delicata. Lo stesso che ha moltissime benefiche funzioni e tra l’altro ci protegge dalle esondazioni, come una cassa di espansione naturale, limitando picchi di piena, trasporto di fango e danni.

Il taglio sconsiderato della vegetazione riparia con l’abbattimento totale non selettivo e contemporaneo in tutti i corsi d’acqua, anche ai bordi e fuori dall’alveo, ha cancellato in un attimo un ecosistema complesso e decenni di storia e di vita.

Lo scempio, sotto tutti i nostri occhi, non può continuare a passare inosservato. Il fiume, quale ricchezza patrimoniale di tutta la popolazione, non può continuare ad essere trattato come un canale da cui attingere per fare cippato e soldi ai danni della collettività.

Nessuno può rivendicare questo diritto, né tanto meno prendersi questa libertà, contravvenendo alle norme di salvaguardia e che all’estero vengono strettamente osservate.

Tutto sarebbe comprensibile se fossero opere vitali per il bene e l’incolumità dei cittadini. Ma anziché limitare i tagli della vegetazione ai soli tratti di attraversamento dei centri abitati con pericolo di esondazione ed all’interno dell’alveo, (come descritto anche in opuscoli firmati dalla protezione civile) si estendono queste operazioni dappertutto con esbosco totale anche di modesti ruscelli in zone disabitate ed anche in aree che dovrebbero essere protette.

Ma quali sono questi benefici?

Gli scenari che i tagli lasciano alle spalle sono inquietanti e ancora non si capisce (perché nel frattempo i tagli continuano) che le conseguenze di tali abusi sono tangibili e già da tempo da noi denunciate.

Come la moria di pesci sul fiume Arbia prima di Monteroni, cronaca  descritta nei giornali del 31/7/2015,  le cui cause apparvero al momento misteriose, in quanto a seguito delle verifiche dell’Arpat, non risultò nessuna anomalia nei processi depurativi. Infatti la moria dei pesci  fu la scontata conseguenza di un innalzamento eccessivo della temperatura dell’acqua dovuto alla totale mancanza della vegetazione e quindi di ombreggiamento, fondamentale nel periodo estivo.

Oltretutto, per ottenere il fine che si dice di voler perseguire, l’operazione di taglio dovrebbe essere compiuta con cadenza almeno annuale, in quanto dopo pochi mesi sul fondo dell’alveo ricrescono una serie di piccoli arbusti e polloni, soprattutto di acacia, prima ostacolati dalla mancanza di luce intercettata dai grossi alberi sulle sponde, che restringono la sezione del corso d’acqua e fanno proliferare specie che, secondo le normative dovrebbero essere contenute, come appunto le acacie.

E nel frattempo mentre grosse macchine continuano a radere al suolo tutto, un ecosistema scompare, i pesci muoiono, l’effetto di laminazione delle piene, che prima il fiume garantiva adesso cessa, le sponde tendono a franare, il trasporto di fango aumenta e nessuno fa niente per impedire che tutto ciò vada avanti.

E mentre grossi autotreni di cippato se ne vanno, va via con loro anche una parte della nostra storia del nostro paesaggio, del nostro ecosistema che non tornerà più come era prima.

In tutto questo chiederemo alle amministrazioni di prendersi le loro responsabilità in quanto  come concessionari, hanno l’obbligo di vigilare sul lavoro svolto dai privati che hanno avuto in concessione il taglio.